GIORNATA MONDIALE ALZHEIMER

Definizione e aggiornamento dei LIVELLI ESSENZIALI DI ASSISTENZA

18-3-2017 Supplemento ordinario n. 15 alla GAZZETTA UFFICIALE Serie generale – n. 650, allegato 8

ALZHEIMER:

RIEDUCAZIONE INDIVIDUALE ALL’AUTONOMIA NELLE ATTIVITA’ DELLA VITA QUOTIDIANA

Relative a mobilità, alla cura della propria persona, alla vita domestica secondo ICF. Incluso: ergonomia articolare ed eventuale addestramento del Care Giver.

Per seduta della durata di 30 min. Ciclo fino a 10 sedute

DEMENZE:

DEMENZE:

TERAPIA OCCUPAZIONALE Terapia delle attività della vita quotidiana Per seduta individuale (Ciclo di dieci sedute)

TERAPIA OCCUPAZIONALE Per seduta collettiva (Ciclo di dieci sedute)

Per meglio comprendere l’intervento, utilizziamo le parole con le quali due Geriatri hanno spiegato l’utilità del terapista occupazionale per le persone con demenze e i loro caregiver, donate ad AITO – Associazione italiana Terapisti Occupazionali, in occasione della Giornata Nazionale del TO

Dott. Andrea Fabbo, Medico Geriatra, da più di vent’anni si occupa di problematiche relative agli anziani,
Direttore della struttura operativa complessa di Geriatria- Disturbi Cognitivi e Demenze della AUSL di
Modena Prof. a contratto CdL in Ter. Occ. dell’Università di MO-RE:
“Credo che la figura del terapista occupazionale, nell’ambito del nostro setting, ma penso in tutti i setting sia una figura chiave, che veramente può fare la differenza all’interno di un’equipe assistenziale e riabilitativa. Ovviamente è una figura che non deve mai, possibilmente, lavorare da sola ma deve integrarsi con altre figure specialistiche, penso per esempio alla rete demenze dove il progetto assistenziale che si costruisce per la persona deve essere mediato dal Terapista Occupazionale, dal medico, dall’infermiere,dallo
psicologo e dall’OSS.
All’interno dei setting assitenziali, penso a quelli delle RSA o dei nuclei specializzati per le demenze, dove c’è il Terapista occupazionale si vede proprio la differenza nell’orientamento e nei progetti riabilitativi che questa figura è in grado di portare avanti, ma soprattutto di recupero e mantenimento autonomia, intervento cruciale in rapporto alle patologie croniche, in cui appunto la figura del terapista occupazionale permette di fare la differenza. I terapisti occupazioni sono ancora pochi, molti servizi li richiedono ma il numero della formazione universitaria è ancora insufficiente e per esempio nell’ambito dell’area geriatrica ci vorrebbe la figura del terapista occupazionale in ogni servizio in cui siano presenti questo tipo di problematiche.
Io lo vedo tutti i giorni, in quei servizi in cui c’è questa figura, in cui riusciamo a fare progetti assistenziali mirati, con l’aiuto del terapista occupazionale si ottengono risultati maggiori che per me in termini anche di economia sanitaria vuol dire usare meno psicofarmaci, penso agli anziani con disturbi del comportamento o con problematiche complesse, far stare meglio la persona, avere meno complicazioni, penso alle cadute, ai delirium alle tante difficoltà che ci sono e che incontra chi si occupa dell’anziano. Il mio Augurio è sviluppare la cultura del TO in Italia e inserire sempre di più la figura nei setting, dal livello ospedaliero, al livello delle strutture e del domicilio, abbiamo bisogno della figura.
L’Italia è indietro ai paesi del Centro-nord Europa, Australia, Canada, Stati Uniti, dove i progetti d’equipe che si fanno nei confronti delle patologie croniche, hanno risultati decisamente migliori e ormai c’è letteratura che lo dimostra, i programmi vengono condivisi con il terapista occupazionale. Per esempio si pensi al fatto che nel piano nazionale delle demenze è prevista la figura del Terapista Occupazionale tra quelle possibilità che la persona può avere per sviluppare programmi di cura che vadano nella dimensione di mantenere il
benessere della persona, ridurre le complicanze e mantenere conservate le capacità, concetto che erà già presente nella cultura geriatrica ma che a abbiamo sempre di più sviluppato grazie ai TO che la Geriatria sente vicini”

L’omaggio del dott. Enrico Benvenuti, dirigente medico geriatra usl Toscana:
“La mia esperienza nasce all’interno di un ospedale geriatrico riabilitativo, i Fraticini, che nascono nel 1968, già da quell’epoca la terapia occupazionale era importante per stimolare il paziente, per ritrovare la motivazione, per il recupero funzionale.

La vecchiaia è l’età della massima deferenziazione, in cui spesso l’ isolamento e la perdita ruolo portano a sviluppo di sintomi depressivi anche di fronte a trattamento riabilitativo spesso l’atteggiamento rinunciatario del paziente è legato proprio alla mancanza di speranza, di interesse.
La terapia occupazionale si introduce nel percorso, cercando di scoprire, partendo proprio dagli interessi del paziente e dalla rete affettiva e familiare cerca di trovare la strada per tornare al massimo compenso funzionale possibile.
Dopo un ricovero ospedaliero si osservano pazienti tristi che hanno paura di tornare a casa, perché hanno paura di essere di peso dei figli. Partire da ciò che ci interessa, utilizzando questi spunti e arrivare al recupero funzionale possibile e migliore è il contributo maggiore che la Terapia Occupazionale può dare, lavorando in team con il geriatra, fisioterapista, assistente sociale, perché tutti insieme dobbiamo fare un
percorso che sia consono alle aspettative del paziente e della famiglia La valutazione multidimensionale non è altro che una valutazione clinica funzionale, cognitivo comportamentale, sociale, che deve servire per fare un progetto che tenga conto anche delle aspettative
del paziente, gli aspetti cognitivi vanno tenuti in considerazione, anche in questo, in tutto l’ambito delle demenze, la terapia occupazionale ha un ruolo fondamentale nel riuscire a trovare strategie semplificate per permettere al paziente di raggiungere gli obiettivi che si è posto, continuare a essere autonomo, ad, essere dunque una risorsa per la famiglia. Credo sia questa la Sintesi del ruolo della Terapista
Occupazionale nel team del lavoro multidimensionale e interdisciplinare geriatrico.
Abbiamo imparato da artisti longevi come ad esempio Michelangelo che mantenere vivi gli interessi è fondamentale per mantenersi autonomi. E questo è l’altro grande contributo che la Terapia Occupazionale po’ dare. Michelangelo scolpisce l’ultima pietà che aveva 89 anni, la Pietà Rondanini è spesso considerata dai critici incompiuta. Michelangelo, tuttavia, non l’ha mai detto. E’ una Pietà bellissima perché esprime il dolore della Madonna ed è libera dai canoni estetici delle precedenti Pietà. Questo per dire che la Terapia Occupazionale deve insegnare al paziente e alla famiglia che per raggiungere gli obiettivi bisogna anche liberarsi dai canoni, dalle regole, bisogna diventare persone libere, che scelgono anche nuovi interessi quando le difficoltà che possono essere legate alla menomazione derivante dalle malattie croniche ci impediscono di mantenere le performance precedenti. In fondo Goya a 86 anni dipinge se stessso dopo l’ictus che cammina con due bastoni, e scrive “sto ancora imparando”. E’ questo il contributo più grande che la Terapia Occupazionale può dare nell’iter riabilitativo del paziente anziano

Comprimere il periodo di disabilità che precede la morte è l’obiettivo del geriatra, del fisioterapista, del terapista occupazionale, dell’infermiere, di tutte le figure sanitarie e sociosanitarie che lavorano intorno al mondo e alla rete dei servizi dell’anziano.

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